mercoledì 26 dicembre 2007

Orfeo



Mi ha sempre affascinato molto , la mitologia greca, tracimata poi in quella romana come in uno specchio riflesso in uno specchio.

Erano miti e leggende in cui gli dei, non si comportavano nemmeno lontanamente come gli dei, o per meglio dire IL Dio, dei cristiani.

Erano dei crudeli, feroci, vendicativi, vanitosi, iracondi...
Proprio come noi, esseri mortali.

E le loro storie non hanno quasi mai il lieto fine, come in quelle cristiane in cui il buonismo e’ sempre l’epilogo di ogni parabola.

No, questi dei puniscono per ogni minima mancanza, quando non lo fanno per puro divertimento.
Tramano nell’ombra, complottano, mentono e si abbassano a tutto per i loro fini.

Il mito di Orfeo, oltre a essere un omaggio al mio hermano orpheus, mi ha dato lo spunto per una riflessione.

Secondo me, puo’ essere interpretato come metafora dell’amore totalizzante ed ossessivo.

Orfeo e’ innamorato di Euridice in maniera morbosa, lei e’ tutto il suo mondo e quando la perde cosi’ bruscamente, il mondo crolla e non riesce a reagire, se non cercando una soluzione ancora piu’ estrema: raggiungerla nell’Ade.

E questo puo’ essere accomunano a chi si innamora mettendo l’altro al centro del proprio universo, estraniandosi dal mondo circostante, annullandosi nell’altro e non riuscendo a superare l’abbandono, arrivando a pensare anche al suicidio.

E cosi’ l’Orfeo fatto a pezzi dalle baccanti, indispettite dalla mancanza d’attenzione del cantore con la Lira, puo’ rappresentare bene il mondo esterno da cui l’innamorato assolutista si sente respinto, avendo perduto il tramite che ad esso l’univa, ossia la persona amata cosi’ ossessivamente.